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Beh... la premessa è... i ladri nn possono rubare l'amore... ma spesso l'amore rende ladri... Cercate di vivere la vita e goderne della sua felicità... e poi... se vi stuzzica la curiosità... seguitemi!!!
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23 dicembre 2015

Natale 2015











La stella di Natale è la pianta ornamentale più amata in tutto il mondo...

Ma non tutti sanno che dietro a questa splendida pianta dalle foglie di colore rosso acceso, che cambia tonalità secondo la varietà, si nasconde un passato ricco di storia e di leggende.


Le prime tracce della stella di Natale risalgono all’epoca degli Aztechi, in Messico, una delle grandi civiltà precolombiane, tra il Quattordicesimo e il Sedicesimo secolo.


Secondo la leggenda, la pianta nacque da una storia d’amore finita male…
le gocce di sangue scaturite dal cuore infranto di una dea azteca, appena caddero a terra, si trasformarono in un cespuglio dalle caratteristiche foglie rosse.


Proprio da queste foglie colorate della pianta, che riusciva a crescere selvatica in un clima subtropicale e su un terreno molto arido, gli Aztechi estraevano il pigmento rosso e lo usavano per colorare i tessuti e per preparare i cosmetici, mentre la linfa lattiginosa era lavorata per produrre un preparato medicamentoso antifebbrile.


A darle il nome “stella di Natale” furono i missionari spagnoli.

A quei religiosi, la sua forma così rigogliosa, nel periodo prenatalizio, ricordò quella di una stella…
le foglie ramificate richiamavano infatti la stella di Betlemme, la famosa cometa che guidò i Re Magi, da molto lontano, a fare visita a Gesù pochi giorni dopo la sua nascita.


E pure in questo caso la storia si intreccia con la leggenda.

Si narra che una vigilia di Natale, in Messico, una bambina di nome Lola si fosse fermata a pregare in una chiesa…


“Ti prego, Gesù, aiutami tu. Proteggimi sempre, anche se sono troppo povera e non ho nulla da donarti, nemmeno un fiore”,
implorò la bambina.

A quel punto si narra che apparve il suo angelo custode…
“Lola”, le sussurrò l’angelo
raccogli le erbe selvatiche che trovi al bordo della strada e portale davanti al presepe”.


La piccola obbedì… raccolse le erbe selvatiche e le mise in un vaso tra i fiori che gli abitanti del villaggio avevano messo davanti al presepe…
pochi secondi dopo, quelle erbe selvatiche e insignificanti si trasformarono in bellissimi fiori di colore rosso fuoco.


E con queste chicche
lascio a tutti voi
un grande e sincero augurio
di Buon Natale!!!






8 dicembre 2014

Le scalinate infinite












I moderni ascensori possono permettere ad un individuo di raggiungere anche edifici dalle altezze elevate.

Tuttavia, in alcune situazioni essi non bastano.


Infatti, per salire alcune montagne c’è bisogno di salire gradinate ben radicate all’interno della roccia. 

Esistono una rassegna di scalinate nel mondo più lunghe e vertiginose, che possono superare anche i 4000 gradini... 
vediamole:


Pailon del Diablo - Ecuador

Situata nella località di Banos, questa gradinata è stata realizzata per consentire ai visitatori di scendere lungo una cascata molto gettonata in Sud America.

Si tratta di un percorso estremamente ripido e scivoloso dalla lunghezza di oltre 1000 metri, spesso coperto dalla nebbia.


Chand Baori - India

Situato ad Abhaneri, nello stato del Rajasthan, questo pozzo a gradoni è uno dei più ampi e profondi in India.

Infatti, la gradinata scende verso il basso per oltre 30 metri e si entra nel pozzo attraverso un percorso di 3500 gradini posti su varie file di scale.


Jacob’s Ladder - Isola di Sant’Elena

La Scala di Giacobbe, creata nel 1829, è nata con lo scopo di collegare la città di Jamestown alla valle della collina Ladder.

183 metri di altitudine e 699 gradini molto ripidi per una scalinata sconsigliata per chi non è in perfetta forma fisica.


Haiku Stairs - Hawaii

Nata nell’ormai lontano 1942, questa gradinata è stata realizzata per consentire l’allestimento di un ricevitore satellitare.

Si trova nella Valle di Haiku, conta poco meno di 4000 scalini ed è inaccessibile dal 1987 a causa dell’eccessiva pericolosità.


Eremo San Juan de Gatzelugatxe - Spagna

L’Europa si difende con questo percorso fatto in gradini che porta verso la Chiesa di San Giovanni Battista.

Dopo 231 scalini, si riesce a raggiungere un luogo che si affaccia direttamente sull’Oceano Atlantico, offrendo un panorama molto suggestivo.


Taihang - Cina

Oltre 100 metri per questa particolare scalinata a chiocciola, costituita da migliaia di gradini e che conduce verso la cima della montagna.

Il grado di pericolosità è piuttosto elevato, ed è per questo motivo che turisti devono rassicurare gli addetti sulle loro condizioni cardiache.


Roccia di Guatapè - Colombia

Dall’altezza di circa 220 metri, questa pietra monolitica si innalza dalla diga idroelettrica di Peñol-Guatapè.

I percorsi in cemento sono stati creati all’interno della roccia e la cima può essere raggiunta dopo una serie di 702 scalini realizzati lungo la montagna.









15 agosto 2014

Ferragosto 2014










Il termine Ferragosto deriva dalla locuzione latina feriae Augusti (riposo di Augusto) indicante una festività istituita dall'imperatore Augusto nell'8 a.C., con cui, dal primo giorno del mese di agosto si celebravano i raccolti e la fine dei lavori agricoli.


Per tali festeggiamenti tutto l’impero si organizzava tra riti collettivi, corse di cavalli, banchetti, bevute ed eccessi sessuali, e queste festività erano così radicate che la Chiesa decise di cristianizzarle, piuttosto che provare a sradicarle.


Tali antiche tradizioni rivivono oggi, pressoché immutate nella forma e nella partecipazione, durante il "Palio dell’Assunta" che si svolge a Siena il 16 agosto.


Mentre a Messina si svolgono processioni religiose dove le "barette" con la statua della Madonna sono portate a braccia da ragazzi


quelle a Sassari dove i "candelieri" di cartapesta, in forma di palma, fanno il giro della città


a Tivoli (Roma) "l’inchinata" della statua della Vergine incontra la statua di Gesù.


La sontuosità della ricorrenza è sentita particolarmente anche a Genova, Milano, in Abruzzo ed è festeggiata con fuochi artificiali.


La festa non perde il suo carattere fortemente popolare tanto che conserva l’uso delle scampagnate e delle gite fuori porta naturalmente tempo permettendo… 


e con questo auguro a tutti 
Buon Ferragosto








21 gennaio 2014

Vestivamo alla marinara









Nel primo ‘900 le signore al mare non si spogliavano, ma si limitavano a cambiare abito, sostituendo pizzi e crinoline con vezzi marinari… il costume era infatti un castigatissimo abito blu rifinito di bianco e provvisto spesso di mutandoni in tinta.



Le donne si facevano il bagno al riparo da sguardi indiscreti, e il passaggio dalla cabina ai flutti del mare era assicurato da un complicato sistema di botole e palafitte.

E comunque, all’uscita dall’acqua, le signore si coprivano precipitosamente con ampi accappatoi.




E i maschietti?

Anche per loro libertà di denudarsi... dovevano coprirsi con una improbabile calzamaglia, anch'essa a strisce marinare, che scendeva fino alle ginocchia, se non alle caviglie.



Chissà che effetto faceva buttarsi in acqua con tutta quella roba addosso, che da bagnata doveva pesare un sacco…

Ma tant’è… la gioia del tuffo ha dovuto lottare per decenni con il pudore, e il costume da bagno ha dovuto attendere per affacciarsi timidamente all’orizzonte.



Negli anni ’30, le donne riuscirono a scoprire le gambe, mettendosi i primi costumi di lana.

Era finalmente arrivata la moda dei bagni di sole, considerati necessari per mantenersi in salute, e il pudore cominciava a perdere terreno.

Dopo il bagno, era d’obbligo cambiarsi, e le signore indossavano prendisole in maglia di cotone leggero, con un accenno di schiena nuda.




La vera rivoluzione, però arrivò dopo la Seconda Guerra Mondiale, con l’invenzione del bikini, creato da uno stilista francese che, per sottolineare l’esplosività della sua invenzione, lo chiamò come l’atollo dove era scoppiata una delle prime bombe nucleari.

L’ombelico aveva finalmente conquistato il suo posto al sole.



Intendiamoci, di ombelichi se ne vedevano, giusto tra le dive americane, perché nelle spiagge italiane degli Anni ’50 impazzavano i costumi interi, di rigido lastex, intervallati da prendisole di stoffa irti di stecche che comprimevano le opulenze mediterranee e magari finivano con una bella gonnellina arricciata copri-cosce.



Negli Anni ’60, con il miracolo economico, i bikini cominciarono a rimpicciolirsi, e le fortunate fanciulle a ventre piatto sfoggiavano due pezzi a quadretti rosa con reggiseno a balconcino, in pieno stile Brigitte Bardot, mentre quelle più grassottelle continuavano a portare il costume intero.



E i costumi degli uomini?

I maschietti si erano liberati delle calzamaglie già negli Anni ’30, quando avevano cominciato ad indossare dei costumi di lana che arrivavano fino alla vita, e lasciavano il torso libero.



Con gli Anni ’70, i bikini diventarono piccolissimi… due triangoli di tela per reggiseno e un piccolo slip con laccetti sui fianchi.

Ma la voglia di libertà delle donne era ormai scatenata, e anche quel minuscolo reggiseno spesso spariva… era l’ora del monokini, uno slip e basta.


E i ragazzi non sapevano più dove guardare… 
una vera rivoluzione…










7 agosto 2013

L'Araba Fenice







L’Araba Fenice… 
uccello sacro della mitologia 
simile all’aquila reale 
è noto per il fatto 
di rinascere dalle proprie ceneri 
dopo la morte.




Infatti
dopo aver vissuto per 500 anni
la Fenice si ritirava in un luogo appartato 
e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma 




fatto con ramoscelli 
delle più pregiate piante balsamiche 
in modo tale da emanare un gradevole profumo 
mentre i raggi del sole la bruciavano.




Poi
 dal cumulo di cenere 
spuntò una piccola larva 
che sempre dai raggi solari 
fù trasformata rapidamente 
in una giovane e potente nuova Fenice…




E secondo voi
 il volo di questo splendido e coraggioso uccello 
dove può portare???




Certamente quiiiiiiiiiiiiiiiiiii… 
perché dopo le fiamme del dolore 
si rinasce per volare ancora una volta…




ed io spiego le ali!!!












27 febbraio 2012

Le onde dei Canyon











Solo pochi fortunati possono “cavalcare” le onde di roccia dell’Arizona.




E si può dire che dopo un’attesa di giorni Manuel Presti miglior fotografo naturalista del mondo... è stato estratto (tipo lotteria) dai ranger che vigilano sulla zona...




ed è schizzato nell’oceano di arenaria, erosa da 15 milioni di anni da sole e pioggia per regalarci immagini a dir poco superlative.




Qui, dove il mito di Hohn Wayne e degli indiani si fonde con i sospiri e gli “oh!” di meraviglia dei turisti, scivolano le onde, rocce a strati, alte una ventina di metri, che bucano il cielo.




Un posto magico dove arrivano solo i visitatori più testardi, quelli cioè, che non si fanno spaventare da un viaggio che è una mezza odissea.




Infatti c’è il rischio di macinare chilometri in un deserto di sassi e cespugli senza trovare niente... ma una volta arrivati tra le onde, che vanno calpestate con rispetto, come fossero tappeti si scorge la leggendaria Monument Valley, dove l’esercito americano e gli indiani si “scambiavano” piombo e frecce, e dove John Ford girò, nel 1939, il mitico Ombre rosse.




In ogni angolo si scorgono panorami mozzafiato come gli archi di arenaria rossa, che rendono unico il Parco Nazionale Arches nello Utah.




All’alba e al tramonto pare di stare in un quadro, i colori che riscaldano il cuore... forse anche quello dei pistoleri più freddi e spietati dal Far West.




Attraversando la zona del Gran Canyon dove si passa dai 45 gradi di giorno ai meno 5 della notte, e il caldo torrido e irrespirabile della Monument Valley lascia il posto alla neve delle vette, che superano anche il tremila metri.




I pinnacoli di roccia chiamate “piramidi” nel Parco Bryce Canyon, che in origine erano giganti di roccia e sabbia, furono scoperte dai mormoni (gli appartenenti al movimento religioso molto diffuso nello Utah), quando intorno al 1860, arrivarono in carovana per stabilirsi a Salt Lake City, la capitale dello Stato.




Ovvio che da queste parti svanisce anche la sensazione che gli hamburger si trovino soltanto da McDonald’s.




Una roccia larga due metri, “l’hamburger rock”, sembra proprio un panino con tanto di ripieno.

Certo, un pò pesante...




E per concludere come dice Manuel Presti...

“Dio si è divertito.
Ha giocato con il vento e la sabbia”.










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Come quando per gioco
mi tieni nel cerchio di fuoco,
Stringendolo lentamente
fino a rendermi meravigliosamente
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E sono tua....
nell’ebbrezza dei tuoi desideri
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La stessa passione che dà
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ad ogni volta che ti dico
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