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3 febbraio 2014

Il destino maledetto









Nell’Africa nera e profonda c’è una sventura più cattiva e dura di qualsiasi guerra, di ogni miseria… 
è la sfortuna maledetta, di nascere con la pelle chiara, di venire al mondo albini.




E’ così nel continente i cui figli vivono da secoli discriminazioni e fatiche per la loro pelle scura, nascere e crescere albini, neri-bianchi, è segno di disgrazia.

Perché per tutti i Paesi dell’Africa gli albini sono considerati portatori di sventura, figli di errori gravi, venuti sulla terra per diffondere maledizioni e sofferenza.






E’ un brutto destino quello degli albini… 
da sempre vittime di una strage silenziosa, dimenticata.

Nati per cause genetiche, con una pigmentazione deficitaria, sono più bianchi dei bianchi… 
costretti fin da piccoli a proteggersi gli occhi, delicatissimi, con occhiali scuri, sempre calati… 
e sul corpo, abiti che possano celare ogni piccola porzione di pelle ai micidiali raggi del sole del continente.




Ma soprattutto, gli albini africani devono difendersi dai pregiudizi, violenti e cattivi.

Sono discriminati ed emarginati dalle loro stesse famiglie… 
antiche superstizioni dicono che siano portatori di sventura… 
vittime di riti, vengono uccisi per calmare l’ira degli dei… 
vecchi stregoni utilizzano i loro organi per preparare pozioni “miracolose” che fanno arricchire.




Tanti neri-bianchi scompaiono senza lasciare traccia.

Avvalorando l’ultima, incredibile e terribile leggenda… 
è cioè che gli albini non muoiano come gli altri ma si sciolgano sotto la pioggia.




O semplicemente svaniscano nel nulla, perché neanche la terra li vuole accogliere.









25 novembre 2013

Fantasmi d'acqua











A vederli scivolare sul filo dell’acqua…
possono sembrare ombre fugaci… 
sagome silenziose… 




profili inquietanti di traghettatori 
che trasportano anime nell’oltretomba… 
tenendo alte davanti a sé fioche… 
tremolanti lanterne.




Quella fiammella così debole e incerta…
tempera… 
comunque… 
il buio della notte… 
esortando alla vigilanza chi resta indietro.




In realtà… 
a “soffiare” movimento di quelle geometrie…
imbastite tra terra… 
acqua e cielo... 
sono i cosiddetti “fantasmi del Niger”.




Com’è fioco il respiro di chi si trova a varcare 
senza volerlo… 
senza averlo chiesto… 




le soglie dell’Ade.











25 maggio 2009

Namibia









Oggi vi porto in viaggio con me venite???

Si vi porto in Africa per scoprire la

"Namibia"





Finita la descrizione in fondo troverete il video creato con foto
(il mio clik) e supportato da una "musica" namibiana
(Naga - Burkhart’s Underground).




Namibia, il nome nuovo di una nazione nuova, a definire un’arida distesa conosciuta fino a dieci anni fa come Africa del Sud Ovest.

Namibia, per chi pensa che non possa esistere un deserto di dune rosse che si tuffano direttamente nell’oceano.

O una interminabile costa desolata, punteggiata di relitti di navi, frequentata da elefanti e leoni, da otarie e leopardi.

O città dall’architettura bavarese, dalle cui fumose birrerie filtrano canti in tedesco, e le cui strade sono arricchite da palme, mentre intorno il deserto incombe, e nella notte un improvviso muro di nebbia rende tutto ancor più simile a un miraggio.


Windhoek


Situata a un’altitudine di 1680 metri, tra i pendii e le ampie valli degli altipiani della Namibia centrale, capitale del Paese, è una tranquilla cittadina ordinata, elegante, avvolta da un’atmosfera del tutto particolare e atipica, se comparata a quella delle altre capitali africane.

In realtà non c’è molto da vedere, se non assaporare proprio questo spirito particolare di fare progetti per i safari, per le avventure nella Skeleton Coast e nel Namib.

Appena sbarcati siamo subito partiti per Gamsberg Mountain, una splendida strada panoramica.

Ma gli ultimi 3 km. sono molto ripidi e questo tratto alcuni lo hanno percorso a piedi per poter ammirare in tutta calma la vista dall’alto del deserto del Namib.


Mariental e il Deserto del Kalahari


L’ultima località della Namibia Centrale che si incontra scendendo verso sud.

E’ un piccolo centro agricolo sorto nella regione dove ebbero luogo alcune battaglie più cruente tra truppe tedesche e popolazioni indigene.

Il parco si estende per circa 10.000 kmq tra il Sud Africa e il Botswana dove ancora si possono trovare gli ultimi boscimani.

Accompagnati dai Tracker boscimani possiamo osservare migliaia di springbok, gemsbok, gnu, kudu, eland e struzzi abitano il parco, oltre a leoni, iene, sciacalli, leopardi, ghepardi e quasi 250 specie di uccelli; lo scenario è suggestivo, tra dune di sabbia rossa, tratti di savana e aride pianure.

In mattinata siamo partiti a bordo del Desert Express, treno di lusso che viaggia tra Windhoek e Swakopmund, con tappe a Okapuka per il pasto dei leoni, Ebony Siding per ammirare il meraviglioso cielo stellato, Rand Rifles con scarpinata sulle dune del Namib.


(eccomi qui "inizia la pazzia")



Swakopmund


E’ difficile credere che ai bordi del deserto, stretta contro l’oceano, possa giacere una perfetta cittadina tedesca.

Eppure è caratterizzata da casette dai tetti a spiovente e da muri bianchi arricchiti da travi a vista di legno scuro e dalle taverne e birrerie.


Skeleton Coast


La Skeleton Coast si sviluppa per circa 2 milioni di ettari, è protetta da 3 diversi parchi nazionali: la National West Coast Recreation Area, lo Skeleton Coast Park e la più settentrionale (non aperta al pubblico) la Skeleton Coast Wilderness che fa parte del Kaokoland.

Il nome deriva dalla quantità di relitti di navi (e di scheletri umani e animali) che negli anni sono stati ritrovati nella zona; le coste sabbiose, sempre coperte dalle nebbie che salgono dall’oceano, sono state per decenni l’incubo dei marinai dell’Atlantico meridionale, che vedevano le loro navi arenarsi nei bassi fondali senza possibilità di scampo.


Walvis Bay

L’importanza di questa cittadina apparentemente insignificante è il maggior porto della Namibia e le industrie collegate alla pesca erano, fino a pochi anni fa, una notevole fonte di guadagno.

Non esistono attrattive particolari, ma l’atmosfera assolutamente irreale e la vicinanza del deserto del Namib rendono quasi accattivante tutto ciò che altrove sembrerebbe squallido.


Damaraland


E’ una vasta regione compresa tra le propaggini della zona desertica della Skeleton Coast, le pianure ondulate e le savane dalla zona dell’Etosha.


Cape Cross


Riserva interessante dal punto di vista naturalistico e storico.

La colonia delle otarie e foche che ha trovato nella riserva un habitat naturale particolarmente idoneo alle loro caratteristiche, è una delle più numerose di tutto il basso Atlantico e raggiunge, in situazioni normali, le 250.000 unità.


Twyfelfontein


La foresta pietrificata e la montagna bruciata.

Località interessante dal punto di vista archeologico.

Si trovano preziose testimonianze delle antiche culture indigene, che raffiguravano sulle pareti delle grotte scene di vita quotidiana.

Siamo in presenza di incisioni rupestri, e non di pitture: tali incisioni, dette tecnicamente petroglifi, si sono mantenute nel corso dei millenni grazie allo strato superficiale di roccia, prima rimosso per incidere, ma poi ricomparso naturalmente, a proteggere i disegni.

(si si sono io "prosegue la pazzia")




Opuwo


Capitale amministrativa del Kaokoveld unico centro della regione: villaggio formato da capanne Himba, dove vivono insieme agli Herero.

Ci spingiamo all’interno dei territori Himba per conoscere questa meravigliosa tribù indigena.

La visita inizia in realtà dal momento in cui cii si stacca anche mentalmente dall’idea classica di viaggio, quando si percorrono le piste polverose e incredibilmente sconnesse che portano ancora più a nord verso il confine angolano.

Lì, lungo le piste, appariranno dal nulla gruppi di Himba, la visita ai villaggi saranno possibili solo se il capo lo avrà autorizzato, tramite uno scambio, ancora meglio un regalo.

(i piccoli Himba "pazzi di me")



Epupa Falls


Una delle zone più scenografiche, suggestive e selvagge del Kaokoveld è una striscia di terra che costituisce l’ultimo lembo di Namibia, proprio al confine con l’Angola: divide i 2 Paesi il fiume Kunene, attraversando zone incontaminate e superando diversi salti di livello creando magnifiche cascate e rapide.

Specchi d’acqua popolate da ippopotami e coccodrilli e lo spirito avventuroso che aleggia in questo lembo selvaggio e la bellezza dei posti vale la pena percorrerla a piedi.

Beh... inutile dire che abbiamo dormito in tenda per 3 notti.




Kamanjab



Di oltre 6.000 ettari di superficie ubicata tra la parte nord ovest del parco dell’Etosha e le spettacolari terre del Kaokoveld.

Li animali che si possono incontrare sono giraffe, springbok, zebre, kudu, orici ecc.


Etosha National Park


Il Parco ha un’estensione dei 22.270 kmq. Ed è uno dei parchi più grandi dell’Africa e di tutto il mondo.

Un viaggio nel viaggio.

In un territorio che dovrebbe assomigliare molto a come era l’Africa prima dell’arrivo dell’uomo: savane, boschi, radure, laghi salati, sorgenti, ma soprattutto migliaia di animali, che vivono nell’armonia crudele e meravigliosa che le regole della natura impongono.

E’ la lotta per il cibo, per il territorio, per gli accoppiamenti, per la vita stessa, che le migliaia di animali affrontano di continuo nella vita di tutti i giorni, ora come all’alba dei tempi, nelle savane semi desertiche di Etosha.

(se non siamo "pazze")



Otjiwarongo


La regione che circonda la cittadina è organizzata in floride fattorie.

Ci siamo diretti ad Okonjima una Farm di amici nella lingua herrero significa luogo dei babbuini, giace tra le montagne dell’Omborolo, formazione montuosa parte del Waterber Plateau.

Tale zona oltre ad essere famosa per la fondazione Africat (recupero dei felini) è molto conosciuta per i Bird Watching e in particolare per poter incontrare 200 specie indigene tra i quali i rari Hartlaubs francolin, il Rockrunner, e il Monteiro’s hornbill.

La Fondazione Africat è molto attiva in Namibia e nell’Africa del Sud per l’intenso lavoro di protezione dei leopardi e ghepardi in via di estinzione.


(e qui dimostro coraggio o pazzia???)



Buona visione ed ascolto





Fine

Ciao appuntamento al prossimo viaggio








4 settembre 2008

Etiopia





ETIOPIA





Vi descrivo brevemente il giro effettuato......





Addis Abeba - Bahar Dar - Tissisat - Lago Tana - Gorgora - Gondar - Semien - Axum - Diri Dawa - Harar






Da ammirare le spettacolari cascate del Nilo Azzurro




I monasteri di Ura Kidane Mehret, Menge Selassie, Betre Miriam e Dege Stifanos




Gorgora

Città di rilevante interesse artistico e storico, sede degli imperatori d'Etiopia nel XVII e XVIII secolo.

Visita alla caratteristica chiesa di Debre Sina




Da non perdere i castelli, costruiti in un curioso stile indo-portoghese


Non da meno il bellissimo massiccio montuoso del Semien


(Estremo nord dell'Etiopia)
il parco delle steli e alla chiesa-fortezza di Santa Maria di Sion (XVI sec.) che, secondo la tradizione etiope, conserva l'Arca dell'Allenza, oltre a moltissime corone imperiali e antichissimi oggetti religiosi




Lalibela

Le undici chiese monolitiche scavate nella roccia


Diri Dawa

Deve la sua nascita alla costruzione dell'importante ferrovia Addis Abeba-Djibuti) ed all'importante centro commerciale (caffè e pelli)




Harar

Strada di grande interesse paesaggistico. Situata a 1.856 metri di altezza, quest'antica ed affascinante città piena dii testimonianze storiche del suo periodo migliore tr
a il XIV e il XV secolo.


Da dedicare tempo all'antica

"Città delle cento moschee", chiusa da una cinta muraria a forma ellittica, ricca di negozi e colore.

Affascinante è soprattutto il dedalo di vicoli che formano il cuore vivo di questa città araba. Di grande interesse sono anche i suoi dintorni.





Ciao a tutti al prossimo viaggio




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