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Beh... la premessa è... i ladri nn possono rubare l'amore... ma spesso l'amore rende ladri... Cercate di vivere la vita e goderne della sua felicità... e poi... se vi stuzzica la curiosità... seguitemi!!!
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23 dicembre 2017

Natale 2017








Oltre gli auguri, è bene ricordare le tradizioni con le quali nei paesi di tutto il mondo si festeggia il Natale e con cui i bambini aspettano Babbo Natale, probabilmente la parte più bella di questa festa.


In Inghilterra ad esempio è tradizione preparare le caratteristiche “mince pies”, ovvero tortine tradizionali ripiene di frutta secca, uvetta, canditi e rum, accompagnate da un bicchierino di sherry, il tipico liquore alla ciliegia della Gran Bretagna.


In Irlanda ogni finestra della casa deve essere decorata con un agrifoglio e una candela per Maria e Giuseppe, in un paese dalla profonda tradizione cattolica.


In Messico vanno in scena invece le caratteristiche processioni, le Posadas


mentre in Danimarca i bambini si travestono da folletti, vestiti di rosso con i cappelli a punta, per aspettare appositamente Babbo Natale.


mentre in Danimarca i bambini si travestono da folletti, vestiti di rosso con i cappelli a punta, per aspettare appositamente Babbo Natale
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12 luglio 2017

Foto di classe










Avvertivano qualche giorno prima: il bidello faceva il giro delle classi per dire che il fotografo della scuola sarebbe venuto il tale giorno per fare le foto di fine anno.

Tutti gli scolari si ripromettevano di essere presenti per quella data, e le ragazze si facevano stirare il grembiule.


Poi, il giorno prescelto, si scendeva nel cortile della scuola, dove il fotografo aveva già predisposto un angolo strategico, sfruttando gradini e muretti per sistemare gli scolari in modo che tutti si vedessero bene nella foto: davanti i più bassi, dietro gli alti, e in mezzo, graziosamente seduti, il preside e la “prof” di lettere.

C’era una certa solennità nei preparativi, anche se qualche spiritoso minacciava di fare le corna sulla testa del compagno più basso.


Lo diceva, ma in realtà non osava, perché anche lui era conscio dell’importanza di quella foto che fermava nel tempo un’epoca e che sarebbe stata conservata per tutta la vita.

La “prof” di lettere si metteva un velo di cipria che, a dire il vero, non migliorava molto il suo aspetto di donna senza età e, nel mettersi in posa, reclinava un po’ la testa cercando di apparire vezzosa, ma con scarsi risultati.


Il preside, che detestava quella corv­­ée di foto con tutte le scolaresche, se ne stava seduto con espressione torva e severa, tenendo le mani appoggiate sulle ginocchia.

Accanto alla coppia “preside-prof” c’erano le ragazze più bassine, in piedi o alcune volte sedute anche loro.

Sembravano un po’ emozionate da quella postazione attigua al potere, e i loro sorrisi erano piuttosto tirati, anche se qualcuna più disinvolta metteva un piedino in diagonale, per darsi un po’ di tono e per sottolineare la sua acerba femminilità.


Dietro, i sorrisi degli scolari erano più autentici perché i ragazzi si sentivano protetti dal gruppo, e anche se non osavano farsi le corna, qualche gomitata ci scappava.

Tra le ragazze più alte, confinate nell’ultima fila, c’era sempre la bella della classe, con il grembiule strategicamente sbottonato e i capelli sistemati secondo la moda del momento, con l’onda sull’occhio alla Veronica Lake o il tirabaci alla Gina Lollobrigida e, qualche anno più tardi, la cotonatura stile Brigitte Bardot.


“Fatto”, declamava il fotografo, e il gruppo si scioglieva, il preside si allontanava con aria altera, e la “prof” ordinava ai ragazzi di rientrare in classe, cercando di non fare baccano perché si era in pieno orario di lezioni.

Poi, qualche giorno dopo, le foto arrivavano; grandi e in bianco e nero, venivano distribuite e commentate in modo più o meno crudele, con i ragazzi che facevano la classifica delle più carine e delle più racchie e tutti ridevano dell’aria melensa della “prof”.

Infine, c’era la cerimonia delle firme da apporre sul retro, spesso con dediche più o meno colte, in pieno stile liceale.


E, finalmente, quelle foto erano pronte per il lungo e buio soggiorno in qualche cassetto, in attesa di essere guardate nel corso della vita con una nostalgia sempre più forte…











26 settembre 2016

Pitture acriliche











Pensavo che fosse un pesce che nuotava nell’acqua.

Poi ho guardato meglio e sono rimasta senza parole.

Si trattava di pitture acriliche, totalmente realistiche, realizzate sotto diversi strati di resina.

Keng Lye… ciò che fa questo artista è davvero indescrivibile.


Questo pesce in realtà è dipinto sul fondo di un recipiente di legno.


E’ dipinto usando un metodo speciale.

Il corpo del pesce è tratteggiato attraverso diversi strati di resina così da creare un effetto tridimensionale.


Qui viene applicato il primo strato di resina.


L’artista aspetta che il liquido si indurisca.


Quindi il pesce, assieme a tutti gli altri piccoli dettagli, viene disegnato su questo strato indurito per creare un’illusione perfetta.


Quando il pesce è finito, e la pittura è asciutta, l’opera d’arte appare così…


Un ultimo strato di resina viene applicato.


In questo caso non per creare un effetto 3D ma per aiutare il colore a risultare più brillante.


Keng Lye non dipinge solo pesci ma anche altri abitanti del mare, come questo polipo che affiora a pelo d’acqua.


L’artista di Singapore davvero ci sbalordisce con le sue creazioni… il suo incredibile senso della prospettiva fa sembrare ogni creatura viva…  guardate un po’...











Non sono incredibili questi lavori???








25 luglio 2016

Artista della sabbia










Un’esperienza unica, suggestiva e commovente in grado di coinvolgere tutti.

L'artista Ilana Yahav si presenta con un tavolo in vetro sopra il quale vi è della semplice sabbia… grazie a questa crea, con il solo ausilio delle mani, splendide immagini che raccontano meravigliose storie.



L’esperienza del contatto diretto con la sabbia l’affascinava già quando era bambina, infatti lungo le rive del Mediterraneo, disegnava velocemente prima che arrivasse l’onda, una storia, come una sorta di diario vivente nella sabbia.

Così la capacità di creare una storia commovente usando strumenti naturali e semplici divenne la forma principale della sua arte.

Ma preparatevi ad essere trasportati in una magica atmosfera…












6 aprile 2016

Il piacere di andare sotto dettatura











Si chiamavano dattilografe.

Anzi, stenodattilografe, perché oltre a saper battere a macchina sapevano anche stenografare.

Erano gli angeli dei ministeri, degli uffici, delle copisterie, lavoratrici indispensabili per tradurre in dattiloscritti le pagine scritte a mano.


Negli uffici qualsiasi impiegato, di gruppo A o di gruppo B, aveva una apposita cestina sul suo tavolo, con la scritta: “Copia”.

Lui scriveva a mano, più o meno ordinatamente, e poi metteva i suoi foglietti nella cestina.

Loro, gli angeli del tasto, svuotavano la cestina, si portavano via i fogli, e dopo un po’ riportavano i loro compitini fatti, con i fogli dattiloscritti in doppia copia, farciti della carta carbone.


Bè, a dire il vero non andava sempre così, perché c’erano le dattilografe modello ma anche quelle pigre, e magari toccava agli impiegati portare i loro foglietti alle fanciulle e pregarle con sorrisi melliflui di provvedere alla battitura.

Le dattilografe spesso avevano un gran faldone di foglietti da copiare, e si seccavano, oppure privilegiavano gli scritti degli impiegati simpatici e lasciavano in fondo quelli degli altri.


Insomma, avevano un piccolo potere: una pratica in attesa di battitura poteva stagionare per settimane in un cassetto, e il povero impiegato rischiava di essere redarguito dal capoufficio…

Il capoufficio in questione non aveva di questi problemi: lui dettava.

C’erano delle segretarie solerti che avevano un particolare piacere nell’andare “sotto battitura”.

Appena il capo le chiamava, loro si armavano di taccuino e penna e correvano nella stanza del boss con particolare sussiego.


Poi, mentre lui camminava su e giù per la stanza dettando con aria ispirata, le segretarie scrivevano o talvolta stenografavano, con le gambe accavallate e il taccuino sulle ginocchia.

Lui si sentiva molto creativo, e in quel momento il suo lavoro gli appariva davvero importante.

Quando aveva finito, si fermava un attimo, quasi svegliandosi da un sogno, e guardava la segretaria con distacco, dicendole: “Vada”.

Lei usciva tutta agitata, timorosa di non aver capito tutto ciò che il capo aveva dettato, e si precipitava al suo tavolo, pronta a trascrivere le sue parole senza degnare di uno sguardo il faldone strapieno dei foglietti degli altri impiegati.


La macchina da scrivere era la forza delle dattilografe, ma anche la debolezza, perché segnava il loro destino di subalterne.

Gli impiegati, anche i più modesti, non si avvicinavano nemmeno a quelle macchine, simbolo di uno status considerato inferiore al proprio.

Spesso erano tentati, per velocizzare una pratica, di avvicinarsi alla macchina da scrivere e battersi da soli il loro foglietto: magari erano bravissimi a usarla, e a casa loro le dita volavano sulla Olivetti Lettera 22 che possedevano.


Ma in ufficio no, non si doveva far sapere che erano perfettamente in grado di dattiloscriversi le loro pratiche: 
noblesse oblige…








22 febbraio 2016

Artisti 4











Come tutti sappiamo le opere nascono dalla creatività, dalle proprie sensazioni ed emozioni, ma soprattutto dalla voglia di vivere.

Esistono però molti pittori (ne ho parlato in precedenti post) che dipingono con la bocca o con il piede e oltre alla loro soddisfazione personale hanno l’opportunità di realizzarsi professionalmente e vivere del proprio lavoro.
 
Ed io ho il piacere di mostrarvi alcune opere…
eccole!!!


Pieter Moleveld
(dipinto con il piede)


Bruno Carati
(dipinto con la bocca)


Brom Wikstrom
(dipinto con la bocca)


Wei-der Chang
(dipinto con il piede)


Trevor C. Wells
(dipinto con la bocca)


Shih-Feng Chen
(dipinto con la bocca)


Nancy Rae Litteral
(dipinto con la bocca)


Christobal Moreno Toledo
(dipinto con la bocca)


Jui-Chin Liao
(dipinto con il piede)


Krzysztof Kosowski
(dipinto con la bocca bocca)


Di sicuro un valore artistico notevole… no???











23 dicembre 2015

Natale 2015











La stella di Natale è la pianta ornamentale più amata in tutto il mondo...

Ma non tutti sanno che dietro a questa splendida pianta dalle foglie di colore rosso acceso, che cambia tonalità secondo la varietà, si nasconde un passato ricco di storia e di leggende.


Le prime tracce della stella di Natale risalgono all’epoca degli Aztechi, in Messico, una delle grandi civiltà precolombiane, tra il Quattordicesimo e il Sedicesimo secolo.


Secondo la leggenda, la pianta nacque da una storia d’amore finita male…
le gocce di sangue scaturite dal cuore infranto di una dea azteca, appena caddero a terra, si trasformarono in un cespuglio dalle caratteristiche foglie rosse.


Proprio da queste foglie colorate della pianta, che riusciva a crescere selvatica in un clima subtropicale e su un terreno molto arido, gli Aztechi estraevano il pigmento rosso e lo usavano per colorare i tessuti e per preparare i cosmetici, mentre la linfa lattiginosa era lavorata per produrre un preparato medicamentoso antifebbrile.


A darle il nome “stella di Natale” furono i missionari spagnoli.

A quei religiosi, la sua forma così rigogliosa, nel periodo prenatalizio, ricordò quella di una stella…
le foglie ramificate richiamavano infatti la stella di Betlemme, la famosa cometa che guidò i Re Magi, da molto lontano, a fare visita a Gesù pochi giorni dopo la sua nascita.


E pure in questo caso la storia si intreccia con la leggenda.

Si narra che una vigilia di Natale, in Messico, una bambina di nome Lola si fosse fermata a pregare in una chiesa…


“Ti prego, Gesù, aiutami tu. Proteggimi sempre, anche se sono troppo povera e non ho nulla da donarti, nemmeno un fiore”,
implorò la bambina.

A quel punto si narra che apparve il suo angelo custode…
“Lola”, le sussurrò l’angelo
raccogli le erbe selvatiche che trovi al bordo della strada e portale davanti al presepe”.


La piccola obbedì… raccolse le erbe selvatiche e le mise in un vaso tra i fiori che gli abitanti del villaggio avevano messo davanti al presepe…
pochi secondi dopo, quelle erbe selvatiche e insignificanti si trasformarono in bellissimi fiori di colore rosso fuoco.


E con queste chicche
lascio a tutti voi
un grande e sincero augurio
di Buon Natale!!!






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…E sono tua....
Come quando per gioco
mi tieni nel cerchio di fuoco,
Stringendolo lentamente
fino a rendermi meravigliosamente
tua...

E sono tua....
nell’ebbrezza dei tuoi desideri
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La stessa passione che dà
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ad ogni volta che ti dico
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