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31 dicembre 2008

Birmania 3









Oggi continuo la terza e ultima parte del viaggio nel mondo il

"Myanmar ex Birmania".




Finita la descrizione troverete il video con le foto scattate supportate da una canzone birmana

(Pyan Khae. Par - Lay Phyu).


Lago Inle

Una ventina di chilometri di lunghezza e una decina nel suo punto più largo, è uno specchio d’acqua poco profondo, dai fondali pescosi.

I villaggi lungo le sue sponde sono popolati dagli Intha, un’etnia provenienti da Dawei.

Anche se esiste un gran numero di imbarcazioni a motore gli Intha prediligono le canoe a remi anzi a un remo, che spingono in piedi, usando un braccio e una gamba.

Oltre che per i pescatori, il lago è famoso per gli orti galleggianti, fertili ammassi di terreno paludoso e giacinti d’acqua, alcuni lunghi e grossi pali di bambù provvedono ad ancorare queste isole, su cui gli Intha coltivano frutta e ortaggi.

Ywama è celebre per il suo mercato galleggiante e i prodotti vengono scambiati tra canoa e canoa.

Nga Phe Kyaung, nota per il Monastero dei gatti che saltano (abili felini che i monaci fanno saltare attraverso un piccolo cerchio rigido).

Il Monastero è una spledida costruzione interamente in teak che poggia su 654 palafitte.

Nampam è un villaggio dove si tiene un interessante mercato.

Un’incredibile distesa di imbarcazioni dove occorre, per accedervi, saltare da una barca all’altra.

Phaung Daw U Kyaung è il luogo religioso più sacro del lago.

(una sorpresina incubo.... io)



Pindaya


Ubicata su di una collina calcarea, famosa per le grotte.

La strada è molto lunga ed arriva alla base della collina.

Da qui una rampa di ben 555 gradini porta alle grotte
(ovvio senza scarpe).

Nella cavità che avanza all’interno della montagna è abitato da ben 8094 statue di Buddha di ogni dimensione e materiale (cemento, alabastro, teak, lacca, mattoni).

Nella grotta ci sono alcuni anfratti, accessibili attraverso oblò naturali camminando a carponi.

Tra le curiosità un gruppo di stalattiti che percosse con un bastone emettono un suono simile a quello di un gong e alcuni Buddha di lacca che “sudano” per effetto della condensa.

La credenza vuole che strofinarsi queste gocce sul viso porti salute e bellezza.


Kalaw
Immersa tra i pini è sempre stata considerata località di villeggiatura fin dall’epoca coloniale.

(secondo incubo....due pazze)



Keng Tung

La strada, che corre troppo vicino al confine cinese, è considerata poco sicura a causa del contrabbando e dei traffici di droga che vi si svolgono e per le operazioni antiguerriglia condotte contro i gruppi ribelli Shan contrari agli accordi di pace seguiti alla resa di Khun Sa.

All’aeroporto di Heho, si sbarca tra i militari che, mitra imbracciato e schiena alla pista, scrutano i movimenti della boscaglia.

La città è costruita in una conca circondata da colline boscose.

Interessante da vedere il mercato centrale ed il mercato dei bufali d’acqua, che richiama gente da tutti i villaggi intorno.

Da qui parte la nostra visita nei vari villaggi i popoli del triangolo d’oro.

Si tratta di popolazioni con usanze e costumi tradizionali affascinanti: tra questi gli Akha, i Lahu, i Palaung e gli Enn (detti “dai denti neri” per l’abitudine di masticare il betel).

Inutile dire che per raggiungere il villaggio isolato degli Ann (a piedi circa 1 ora e mezza) è molto accidentato.


Buona visione e ascolto



Ciao appuntamento al prossimo viaggio












10 novembre 2008

Birmania 2









Oggi racconto la seconda parte del viaggio

"Myanmar ex Birmania"



Mandalay

E’ oggi la seconda città del paese ed è una nuova ricchezza che si sta rapidamente espandendo.

La maggioranza dei monumenti è relativamente recente, anche se alcuni sono antecedenti alla fondazione della città.

Comunque di estremo interesse anche i suoi dintorni, le rovine, la vivace atmosfera e il fiorente artigianato ne fanno un luogo dove ci si può fermare.

Capatina alla Mahamuni pagoda costruita per ospitare la sacra immagine di Mahamuni.


Si dice che la statua del buddha in origine fosse animata e potesse predire gli eventi.

Solo agli uomini è consentito avvicinarsi alla statua, realizzata in bronzo ma con in capo una corona tempestata di pietre preziose.

La sua forma è ormai irriconoscibile, nascosta sotto uno spesso strato di foglie d’oro sovrapposte, applicate negli anni dai numerosi fedeli in segno di devozione.

Sbirciatina al monastero Shwenandaw che significa palazzo d’oro era l’appartamento privato di re Mindon.

Alla sua morte fu smantellato e costruito ai piedi della Mindalay Hill (dove successivamente abbiamo ammirato il tramonto).


Il monastero, un meraviglioso esempio di arte tradizionale birmana tutto in tavole di teak e la maggior parte delle figure intagliate su porte e pareti.




Una piccola sorpresa...chi è?

(sono io)


Mingun

Antica città reale, che si raggiunge con una piacevole gita in barca lungo il fiume Irrawaddy.

Le sponde sabbiose sono punteggiate da capanne di bambù e foglie di palma e nelle acque dal colore poco invitante i contadini nuotano e fanno il bucato.
A Mingun bell si trova una gigantesca campana in bronzo fusa in un pezzo unico è la terza nel mondo per dimensioni.






Amarapura

Centro religioso del Sagain


Città immortale.

Degli antichi palazzi è rimasto ben poco.

E’ nota soprattutto per la tessitura di magnifici cotoni e sete per cerimonie.

Si dice che ci sia un telaio in ogni casa.





Maymyo

Stazione collinare chiamata dai più con il nome coloniale che significa “città di May”.

Da qui abbiamo raggiunto lo sperduto villaggio di Anisashan dove risiede Padre Fortunato, missionario salesiano.

Proseguendo arriviamo a Candracraig con i tipici mercati e palazzi occhiatina alla storica villa coloniale.


Bagan
Questa stupefacente zona archeologica pianeggiante, è una delle più ricche dell’Asia.

Dopo la conquista del regno raggiunse l’apice del suo splendore dando inizio ad una spinta religiosa e creativa che portò alla costruzione di migliaia di templi (circa 4.500).









Continua.....












19 settembre 2008

Birmania 1









Oggi vi faccio viaggiare vi porto in una parte di mondo il
"Myanmar ex Birmania"


Il Myanmar è un paese misterioso e affascinante, mistico e contradditorio: un viaggio indimenticabile, anche se non sempre facile.


Mi sono lasciata trasportare dalle calme atmosfere dei templi al tramonto, dagli spontanei sorrisi che mi hanno accolto dovunque, da un passato che si respira anche nelle strade più caotiche.

Oltre agli sguardi sereni dei monaci esiste però un'invisibile, durissima dittatura e ci si trova di fronte ai difficili quesiti posti.


Ho avuto modo di visitare templi solitari circondati dalla foresta, i villaggi delle minoranze etniche (che vedrete nei prossimi post).

L'itinerario è stato studiato e seguito attraverso le zone più belle, già conosciute o ancora inesplorate.


In queste ultime è difficile trovare informazioni precise o alberghi di lusso, ma l'ambiente è ancora più intatto, naturalistico ed etnologico, bisogna tenere conto delle proprie capacità di adattamento e alle difficoltà organizzative e logistiche.

Frammenterò in vari post foto e descrizioni.


Ma inizio subito con la capitale Yangon ex Rangoon

Non ci sono molte cose da vedere, è soprattutto il punto di partenza per i vari itinerari.

E’ d’obbligo una visita alla Pagoda Shwedagon un tuffo nell’atmosfera profondamente religiosa del paese


E’ la più venerata perché, come dice il nome “la pagoda dai sacri capelli vivi” contiene otto capelli donati dal Buddha durante la sua vita terrena.

Buona parte della sua importanza è dovuta anche all’enorme cono dorato, visibile da tutta la città.


Continuando il giro verso la zona sud della città, al centro della caotica zona commerciale, siamo arrivati alla Pagoda Sule, circondata dalla consueta galleria di negozietti che vendono di tutto, dagli oggetti sacri alle fotocopie.



La leggenda di questa pagoda dice che questo edificio fu costruito per volere di due monaci inviati dall’India per custodire un reliquiario contenente un capello di Buddha portato con loro.

Piccola capatina nel quartiere di Chinatown e sbirciatina al mercato locale.


Bago

Villaggio di tradizionali case in legno su palafitte, circondate da giardini fioriti e negozi di artigianato, arriviamo all’immensa figura del Buddha reclinato.




Monte Popa

Considerato come l’Olimpo del Mynmar, perché dimora dei nat (spiriti), questa cima solitaria si innalzò proprio al centro di un vulcano estinto, in seguito a un terribile terremoto.

Le ceneri si tramutarono in suolo fertile dando vita a più di 50 tipi di fiori selvatici, da cui derivò il nome Popa che in sanscrito significa fiori.


Nella Sala dei nat alla base della scalinata, sono esposte le loro statue.

Ognuno con la sua storia e la sua specializzazione.





Continua.....




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