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31 agosto 2015

Break Dance












La Break Dance nasce a metà degli anni ’70 nel Bronx, quartiere nero della periferia di New York.


Questa particolare danza fu inserita nel programma del Black Power Movement, associazione nera molto famosa negli USA, per cercare di risolvere i problemi di violenza tra le bande rivali della gente di colore.


La supremazia su un territorio, così non venne più determinata da cruenti scontri tra bande, ma da sfide di break in cui la squadra che mostrava maggiori abilità tecniche e migliori acrobazie vinceva sull’altra.


Agli inizi erano semplici movimenti presi dalla “capoeira” brasiliana, con cui i neri e i sudamericani volevano mettersi in mostra per le strade della Grande Mela.


Poi questi movimenti hanno iniziato ad essere modificati secondo lo stile di ogni esecutore, creando così una nuova danza molto acrobatica, mai vista prima.


Ma vediamo di cosa si tratta…




Certo che questi ragazzi hanno una luce nei loro occhi e tanta voglia di impegnarsi.










11 settembre 2013

Charleston









Gli anni 20 hanno segnato una svolta, 
scampata la Grande guerra, la gente aveva trovato la libertà e la voglia di vivere.

La tecnologia progrediva e tutto sembrava finalmente possibile.



Infatti la popolazione vive con frenesia e dissolutezza questo periodo, dedicandosi al consumismo più sfrenato quasi presagendo il catastrofico crac economico avvenuto successivamente.




Con l’avvento del sonoro, 
il jazz che impazza nei locali, 
le signore con i cappelli a cloche 
e le gonne al ginocchio 
in questo clima elettrizzante 
e di generale euforia




non poteva mancare un ballo 
dal ritmo allegro ed eccitante 
che rispecchiasse quello stato d'animo 
e che caratterizzasse il periodo, 
il charleston.




Le ballerine di charleston 
vestite di frange e lamè, collane di perle, 
piume, cappelli, lustrini, 
danzavano con ballerini disinibiti 
vestiti di frac e ghette.




Ovvio che è un ballo 
che si differenzia da tutti gli altri balli 
possedendo una personalità 
inconfondibile ed inimitabile.




Certo è uno stile sexy ma semplice 
basta una linea essenziale 
e un cappello a cloche 




per avere un’aria elegante e misteriosa.











12 novembre 2011

Cheerleaders












Anni di Happy Days... Beverly Hills... “B movies” vari e finalmente il sogno di molte ragazze si realizza...




Gonnellina a pieghe o micro pantaloncino, top, scarpe da tennis e “poms poms” è tutto quello che serve per eseguire una coreografia da stadio americano.




Ebbene si!!!

Parlo proprio delle cheerleaders, ragazze pompon che sono un ingrediente fondamentale del tifo da stadio statunitense.




E questo sport è una vera e propria disciplina...
sembra uno sport leggero... un saltello qui... uno lì... invece c’è una componente acrobatica composta da saltelli... slanci e spaccate...
si compongono piramidi umane... cerchi... file come nel can can.




Direi che è uno sport che combina danza e attività acrobatiche per sostenere sul campo di gioco le squadre durante le partite.




A dispetto di quanto si immagini, questa disciplina, nata alla fine dell’Ottocento negli Stati Uniti, era un’attività prettamente maschile.

Poi a partire dagli anni Venti, nelle “squadre di tifo” cominciano a entrare le donne.




Ma guardiamole all’opera...









Tante le star di Hollywood e dintorni che hanno un passato da ragazze pompon del tipo Eva Longoria, Cameron Diaz, Kim Basinger, Halle Berry, ma anche la serissima Meryl Streep.




E per concludere un piccolo indovinello nella foto ci sono tre personaggi famosi...
chi riconoscete?










25 febbraio 2011

Kabuki











La danza giapponese è un intrattenimento tradizionale in Giappone.

Infatti il kabuki, indica una forma di danza giapponese, il teatro no e il kyogen sono classificati nell'intrattenimento classico della tradizione giapponese.

La parola kabuki è formata da tre ideogrammi e il suo significato è: ka (canto) bu (danza) ki (abilità)...





Ma la danza giapponese non si classifica solo di questo… implica non solo le danze classiche ma anche le danze nuove... kabuki-danza, la Kamigata-danza e la neodanza.

La danzatrice più famosa di questo ballo si chiama Izumono Okuni.


Fu lei che nel 1603 danzò a Shijyo Kawaramachi, a Kyoto, luogo successivamente scelto per la costruzione del primo teatro kabuki della città.

Inizialmente era basato principalmente sul ballo, poi successivamente venne arricchito di trama e storia fino a trasformarsi in vero e proprio teatro.


Tutt'ora la danza è un elemento importantissimo nel kabuki e gli attori studiano molto a fondo il Nihon Buyo, perchè molte scene sono singolarmente espresse con atti di ballo tradizionale.


Questo ballo è un'arte nata dal popolo.

Ci sono moltissime interpretazioni sull'origine e la più convincente è quella che fa risalire la sua nascita ad un gruppo di sacerdotesse che circa 400 anni fa cominciò a praticare il ballo chiamato Nenbutsu-Odori per vendere gli amuleti ed attirare il pubblico...


Comunque la danza Nihon Buyo è accompagnata dal suono dello shamisen e canti tipici giapponesi che attraverso le sue movenze narra storie e brevi racconti legati alla vita quotidiana o ai lieti momenti di contemplazione della natura.


Le sue movenze sono molto contenute e la bellezza del ballo è espressa attraverso la semplicità e l' eleganza essenziale.

Esistono ovviamente molte scuole e stili di questa danza ma per facilitare le cose forse è più semplice ricordare agli occidentali che questa è la danza che eseguono anche le geisha (a Kyoto le geiko e le maiko).




Ma ora guardiamo di cosa si tratta...













21 giugno 2010

Hula









La Hula fa parte della tradizione delle isole Hawaii ed è passata attraverso diversi fasi nella sua storia e pare che la dea Laka, ha dato vita alla danza sull'isola di Molokaʻio.

Alle origini era una danza rituale sacra che preparava gli uomini alla battaglia e solo successivamente assunse una connotazione femminile.





Una leggenda narra della dea Pele, la dea del fuoco che, nella ricerca di un luogo sicuro per fuggire da sua sorella Namakaokaha’i (la dea degli oceani), trovò un’isola dove non poteva essere toccata dalle onde.

In quel luogo, su una catena di crateri Pele danzò per la prima volta la hula in segno di vittoria.


E' proprio per questa origine divina che la Hula fino agli inizi del XX secolo era circondata dall'aspetto rituale e di preghiera.

Gli insegnanti e gli studenti erano devoti a Laka, la dea della hula, e vivevano o si esercitavano nei templi dedicati alla dea, alla quale venivano fatte regolarmente delle offerte.


Nel 1820 i missionari arrivarono nelle isole e portarono con se la cristianità.

La regina Ka'ahumanu divenne di religione cristiana e fece distruggere tutti gli heau (templi sacri) e le immagini e misero fine ai rituali hawaiani.


Gradualmente il significato delle danze diventò fuorilegge in quanto considerata pratica pagana.

Così la Hula divenne clandestina e veniva praticata in segreto facendo si che
quest'arte non sia andata persa.


E' stato in questo periodo che la Hula assunse la reputazione di danza esotica e venne spesso rappresentata come intrattenimento per i marinai ed i turisti.

Nel 1830 il re Kamehameha III emesse un editto che garantiva la libertà religiosa ed i missionari, realizzando che la hula non poteva essere bandita la autorizzarono solo a condizione che i danzatori indossassero la tunica nello stile vittoriano a collo alto e con la manica lunga in sostituzione al pa'u.


La particolarità dell’Hula risiede nei singoli movimenti di mani, fianchi, piedi e nella loro sintonia.

Ricca di significato... infatti le mani sono di fondamentale importanza, descrivono ed imitano vari oggetti come le palme, il cielo, le stelle, l’acqua ed anche gli animali.


La danza racconta una storia attraverso i movimenti del corpo e della gestualità.

I danzatori diventano un tutt’uno a livello spirituale dell’anima con l’universo e la terra con il proprio corpo e con gli elementi terra, fuoco, vento e acqua.


La danza esprime amore profondo per la natura e per la creazione, ed è più di una danza è uno stile di vita, l’arte di vivere.

E’ una danza che risveglia la voglia di vivere, porta sole nella vita e rinforza la fiducia.




Una magica fusione tra le dolci e rilassanti movenze...

e le vibranti percussioni per fondersi in uno splendido

“discorso”



ALOHA!!!







3 maggio 2010

Roberto Bolle - Nudo











Questa è una notizia del 29 aprile 2010


Al teatro San Carlo di Napoli...

segretezza totale e niente fotocamere in sala...

c'era il divieto assoluto

di fotografarlo o filmarlo...

luci basse...

ma le foto proibite e video

di Roberto Bolle sono online...





Bolle si è esibito nella provocatoria

Giselle di Mats Ek

che prevede una scena di nudo integrale.


Per volontà del ballerino

nessun fotografo è stato ammesso in sala

durante l'ultima scena del balletto...

e anche gli spettatori erano stati avvisati:

niente foto e riprese rubate.


Ma i cellulari hanno agito...

ed ecco il risultato.


Bolle nudo è su YouTube.


Il video qui sotto

inizia poco prima dell'ultima scena

nella quale...

a metà del filmato...

Bolle calca il palco nudo.






Così l'aveva commentata Bolle dopo lo spettacolo:

"È andata bene, senza particolare imbarazzo.

Ero talmente nel personaggio che è venuto naturale".





Una spiegazione breve per chi non conosce la tragedia


La "Giselle" di Adolphe-Charles Adam nella provocatoria versione di Mats Ek con l'etoile Roberto Bolle, nel ruolo di Albrecht, nudo in scena.

Lo straordinario balletto, creato nel 1982 dal regista e coreografo svedese, definito "rivoluzionario" al suo apparire, è nel tempo divenuto uno dei più celebri "remake" del repertorio classico.

Come avviene nel tradizionale modello ottocentesco, anche qui si consuma, in punta di piedi, la struggente storia di Giselle, interpretata dalla prima ballerina del San Carlo Alessandra Veronetti, e del suo drammatico amore, che Ek ambienta in un manicomio, dove rinchiude la protagonista sconvolta per amore.

Per Giselle non c' è più scampo... rifiuta la salvezza prima da Hilarion poi da Albrecht, che s' immedesima talmente nella follia dell' amata tradita da perdere tutto, ragione e ricchezza.

E così, nudo e inerme, potrebbe essere ucciso da Hilarion, che però lo perdona e lo copre con un mantello.







5 marzo 2010

Salsa










La Salsa è nata a Cuba dal Son a metà degli anni '60 sia come musica che come ballo, ed emigrò insieme al popolo cubano circa dieci anni dopo negli Stati Uniti, precisamente a New York, dove ebbe enorme successo, ed in seguito in tutta l'America Latina: Puerto Rico, Panama, Venezuela, Colombia...




Tutti i migliori musicisti andarono a New York per apprendere questo ritmo che per loro era totalmente nuovo.

Fu creato per la gioventù cubana, che necessitavano muoversi più velocemente e liberamente, mantenendo la tradizione caratteristica del Son.


Cioè all'accelerazione della musica e al numero di figure libere senza tralasciare il significato, lo stile e la tradizione del ballo che si sono mantenuti di generazione in generazione.

Ballando Salsa singolarmente si possono eseguire passi differenti, stimolati dalla musica al ritmo della Conga o al ritmo Afro.


Pur esistendo sequenze di movimenti predefinite, chiamate figure o coreografie, la concatenazione di queste l'una all'altra è basata sull'improvvisazione; sta quindi alla fantasia dei ballerini costruire i vari passi di danza durante tutto l'arco del brano.


Nella Salsa tutti gli accenti musicali vanno interpretati con ogni parte del corpo.

Infatti l'uomo, mediante il linguaggio corporeo, comunica alla donna i vari spostamenti, giostrando opportunamente le varie pressioni con la mano destra sulla parte alta della schiena, sotto la scapola sinistra della donna, o alzando e abbassando le braccia, e imprimendo movimenti di rotazione.


Nella salsa da strada, ovvero quella propria dei paesi caraibici, ritroviamo infatti un modo di ballare legato all'improvvisazione estemporanea, a volte poco coreografico, e improntato soprattutto nei movimenti corporei effettuati in perfetta sintonia con il partner.


La Salsa viene suonata da un orchestra che, oltre ai tradizionali strumenti, impiega anche fiati, chitarre elettriche, piano e batteria.

Viene ballata su tre movimenti rispettandone un quarto come pausa.

In diversi casi questo quarto movimento viene chiamato "Step".


In realtà lo step è solamente il battito di un piede o dell'altro senza portare il peso del corpo (tap), per poi ripartire con lo stesso piede eseguendo una eventuale base.


Ma guardiamo in cosa consiste...












14 dicembre 2009

Flamenco









Non sono chiare le origini del termine flamenco la parola significa “fiammingo” e potrebbe far riferimento al Regno di Carlo V D’Asburgo, re di Spagna dal 1517, cresciuto presso la Corte di Fiandra.

Ma potrebbe invece derivare dal verbo flamba (fiammeggiare) o dall’arabo felaymengu (cantore).





Certo è che si tratta di un’arte globale, che comprende danza, musica e canto.

Ed è in perenne evoluzione, come testimonia la biennale che a Siviglia sfodera sempre nuovi talenti e tendenze.


Tra i balli più antichi d’Europa, è stato codificato per la prima volta nel XV secolo in Andalusia.

Allora i gitani danzavano improvvisando e mescolavano influenze arabe, spagnole ed ebraiche.


Sempre con movenze sensuali, che scandalizzavano gli stranieri.

Dopo essere stato stravolto dall’immagine turistica diffusasi intorno al 1959, tutta nacchere e gonne a pois, il flamenco è tornato a nuova vita grazie a musicisti come Paco de Lucia e a bailadores come Antonio Gades e Cristina Hayas.


Riscoperto in tempi relativamente recenti, il flamenco è un atto di vita che, attraverso la corporeità, esprime energia, passione, sicurezza.

La musica nutre lo spirito, il canto parla al cuore.

Un ballo codificato che, però, lascia molto spazio all’improvvisazione individuale.


Dunque, oltre che ad un modo per mantenersi in forma ed esprimere emozioni e sentimenti, è un viaggio interiore alla ricerca di una consapevolezza che esplode nella danza.

La tipica postura, con il baricentro ben saldo e controllato, un atteggiamento “aperto”, la necessità di una presenza forte comportano un profondo lavoro su se stessi.


Si attivano, infatti, quadricipiti e bicipiti, muscoli ancestralmente destinati all’attacco e alla fuga, gesti figli di istinti primordiali.

Per questo il flamenco, con il suo gioco di piedi (zapateado), è particolarmente indicato a scaricare le tensioni, convertendo le pulsioni negative in potenza e ritmo.



Guardiamo un pò...






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…E sono tua....
Come quando per gioco
mi tieni nel cerchio di fuoco,
Stringendolo lentamente
fino a rendermi meravigliosamente
tua...

E sono tua....
nell’ebbrezza dei tuoi desideri
e della tua passione....
La stessa passione che dà
un significato in più
ad ogni volta che ti dico
che ti amo...
ad ogni volta che ti dico
che ti voglio...


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