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19 giugno 2011

Animali sacri "Lo scarabeo"










Il più importante tra gli animali dell’antico Egitto è lo scarabeo...

Il nome deriva dal verbo kheper che significa nascere o divenire ed era associato al dio solare del mattino Khepri, che donava la vita e rappresentava il sacro animale.




Era considerato un potente amuleto con funzione magica atta a scongiurare, allontanare o annullare influssi maligni, di eterna rinascita nel divenire e trasformarsi, assicurando solo eventi felici ed un costante miglioramento delle facoltà intuitive e spirituali.




L’efficacia dell’amuleto si basava sulle reali abitudini dello scarafaggio.

La leggenda narra che all’epoca esistessero solo scarafaggi maschi, che dopo aver prodotto il loro seme, lo avvolgevano su se stesso, fino a formare una pallina, per poi sotterrarla.

La nuova prole prendeva vita da questo ciclo.




Usati come ornamento erano fabbricati con i materiali più diversi, ma ognuno di loro presentava sempre l’addome piatto, che fungeva da base per incisioni protettive o di lode al faraone.




Questo amuleto veniva posto sul cuore della mummia, incastonato in un pettorale, per trasmettere loro il soffio vitale di cui era a carico per virtù magiche e recava incisa una formula magica, tratta dal capitolo 30 del Libro dei Morti, che il defunto avrebbe recitato nella “pesatura” con la piuma della verità...




Lo scarabeo venne identificato con il Dio che dona la vita, cioè il Sole, poiché nel compiere il tragitto per depositare il proprio seme, compie esattamente lo stesso percorso del Sole : “muore” Ovest, per poi ricomparire il giorno seguente ad Est.




Per questo motivo lo scarabeo è considerato l’amuleto che “trasforma”.

L’anima del defunto non moriva con lui...
ma “cambiava”...
diveniva Spirito in grado...
come il Sole...




di rinnovarsi ogni giorno.











22 ottobre 2009

Animali sacri "I gatti"









Nell’antico Egitto non tutti gli animali erano considerati sacri e, tra questi, solo determinate specie di coccodrillo, di serpente o di falco.

In epoca tarda, probabilmente a causa del progressivo ed inarrestabile sfacelo del regno egizio, la religione sfociò sempre più nella superstizione che portò a riti e a credenze molto particolari.

Ad esempio i gatti





Quelli domestici erano adorati e raffigurati in dipinti, sculture e incisioni.

Gli Antichi Egizi tenevano in grande considerazione questo animale, tanto che lo scelsero per rappresentare Bastet e Sekhmet, sorella di Bastet ed anch'essa raffigurata con parti di gatto.





Il gatto condivideva con Bastet la fertilità e la chiaroveggenza...




mentre con Sekhmet la preveggenza, infatti rappresentava la giustizia e la potenza e veniva interrogata dai sacerdoti per conoscere i piani del nemico e quindi aiutare i soldati in battaglia.




Gli Egiziani avevano un modo di dire:

“non si accarezza la gatta Bastet prima di aver affrontato la leonessa Sekhmet”.

Bast era infatti comunemente accoppiata a Sekhmet, la dea dalla testa di leone di Memphis, Wadjet ed Hathor.





Questo modo di dire affonda le sue radici nella leggenda di Ra che, infuriato, provocò una siccità…evento terribile per gli egiziani che vivevano delle piene del Nilo.

Quando si fu calmato, Ra mandò Thot a cercare Bast in Nubia, dove la dea si nascondeva sotto forma di leonessa (Sekhmet).





Discendendo il Nilo, Bast si era bagnata nel fiume in una città sacra a Iside, trasformandosi di nuovo in gatta ed era entrata trionfante a Per Bastet (città dei gatti), dove fu poi trovata da Thot.




I gatti erano considerati animali sacri al punto che, se accidentalmente ne veniva ucciso uno, lo sfortunato responsabile doveva essere punito con la morte.

In caso di incendio o qualsiasi emergenza che richiedeva l'evacuazione di un'abitazione, il gatto doveva essere salvato prima di ogni altro membro della famiglia e degli oggetti che si trovavano nella casa.





Quando un gatto moriva, per le persone a esso legate cominciava un lungo periodo di lutto, caratterizzato dalla rasatura delle sopracciglia e dalla percussione di gong funebri per esprimere il dolore.

Gli Egizi credevano che anche per il gatto esistesse l'aldilà e perciò anch'essi venivano mummificati e, quindi, sepolti, con tanto di funerale.





In una tomba del 1700 a.C. circa, furono trovati diciassette scheletri di gatto, ognuno dei quali era stato provvisto di una ciotola per il latte che ne assicurava la sopravvivenza nell'aldilà, insieme a topi e piccoli animali mummificati.




Nell'antica città di Beni Assan in un solo cimitero furono rinvenute più di trecentomila piccole mummie.










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