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16 agosto 2010

Vestiario









L’utilizzo del vestiario usato durante il ‘900 era un fenomeno del tutto interno alla famiglia.

Il cappottino buono del primogenito passava regolarmente al fratello minore, e poi via via a scalare a quelli più piccoli.

L’indumento usciva dalle mura domestiche solo quando cominciava a stare stretto all’ultimogenito, per passare ai figli del portiere o del verduraio, o ad altre famiglie che ne avessero bisogno.





Analoga sorte aveva il vestitino buono della figlia, destinato ad essere indossato indifferentemente da sorelle magre o rubiconde, alte o basse.

Infatti era facile vedere bambini con cappotti lunghi fino alle caviglie o bimbe infagottate in abiti più grandi di loro.


Ogni tanto ereditavano indumenti anche gli adulti, magari una pelliccia della nonna defunta o lo smoking dello zio vanitoso e, in occasione di matrimoni o cerimonie, il prestito di abiti e accessori era frequentissimo.

Ma a parte queste utilizzazioni familiari, indossare indumenti usati era la prova tangibile di uno stato di indigenza.


La merce venduta in qualche bancarella dell’usato a margine dei mercati, era considerata per i poveri del quartiere.

Questo fino agli anni ’70, momento di svolta di tante tradizioni.

In quegli anni imperava il desiderio di mandare all’aria tutta la moda leziosetta del decennio precedente.


Per venire incontro a questa “iconoclastia” del benessere, cominciarono ad arrivare le balle.

Che non errano delle bugie, ma degli enormi contenitori sbarcati a Livorno o a Napoli, e provenienti dalla Germania e dagli Usa.

Contenevano quintali di vestiti usati, camicette, federe di cuscini, giacche da donna e da uomo, un universo di abbigliamento improvvisamente riversato su un’Italia non indigente, ma vogliosa di ribaltare le regole del perbenismo.


Battaglioni di femministe cominciarono, così, a riversarsi nei mercatini e nei primi negozi dell’usato, che nascevamo come funghi.

Là, si aveva la sensazione di addentrarsi in un paese misterioso: vestiti di lustrini, mantelle ricamate e una serie infinita di federe con scritte beneauguranti in lingua tedesca ricamate da lontane fraulein che mai avrebbero immaginato che i loro lavoretti finissero in mani femministe e rivoluzionarie...


Usato è bello, insomma: una moda concorrente che lanciava uno sberleffo alle costose maisons de counture.

Ma dopo le rivoluzioni arriva sempre il riflusso e, con gli anni ’80, cominciò la caccia all’indumento griffato, nuovo di zecca e debitamente costoso.


E i vestiti usati delle signore di Amburgo o del Connecticut tornarono in soffitta...


almeno per qualche decennio.









10 commenti:

  1. A casa mia, quella ove nacqui, almeno fino agli anni '60 più che un'usanza era un'esigenza. Noi quattro fratelli, tutti maschi, i vestiti e non solo, sono naturalmente passati dal più grande ai più piccoli.
    Da oltre dieci anni, con mio figlio, si è "rivoltata la frittata": quello che lui smette d'indossare prima di andare a finire nel cassonetto apposito per il vestiario usato, passa a me. Almeno tutto quello che mi sta bene.
    Un bel ricordo degli anni che furono.

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  2. Felice lunedi' Paola,
    Non ho certo nostalgia per quegli anni!!!
    Ero molto arrabbiata quando dovevo mettere i vestiti della sorella maggiore.
    Non erano di mio gusto,e ci soffrivo molto.
    Sarà forse,che ho scelto di fare la sarta,per potermeli fare come volevo.
    Carissima mi piace questo post,è di mio gradimento.
    E guardando le immagini,mi immedesimo in loro.
    Buon inizio settimana,e per tutta la settimana...
    Abbraccio Te & Co,baciotti.

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  3. Mia madre mi raccontava dei difficili tempi del dopoguerra e di quando i vestiti venivano passati da lei alle sorelle più piccole. La sua camicetta era sempre nuova perchè dal bianco la tingeva di diversi colori fino ad arrivare al nero e fino a quando era inutilizzabile! Epoca di sacrifici enormi. Ieri mia figlia ha messo in uno scatolo magliette nuovissime da buttare via (che ovviamente darò alla Caritas) e mi piangeva il cuore... Se nel passato ci sono stati tanti sacrifici sulla pelle, oggi c'è troppo spreco!
    Bellissimo post cara Paoletta, come sempre sei riuscita a darci una grande emozione e tanta riflessione!
    Un bacio grande!

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  4. Ho anch'io vissuto nel tempo in cui il vestitino smesso, si dava alla sorella o ad una cuginetta più piccola: la mia mamma però mi insegnava che solo se il capo è ancora buono, quasi come nuovo, si può dare a chi ne ha bisogno, altrimenti si getta via. Altri tempi, per un verso da rimpiangere , per altri motivi, da non rimpiangere affatto.
    Mi piace quando fai post di questo tipo, che rievocano usanze passate.
    Un saluto e buona giornata

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  5. Bellissimo post tesoto...ciao dolcezza!
    sono ritornata gioia...tu come stai?
    ti sei divertita?spero di si...ti stringo forte forte.
    Un mega bacione.

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  6. Cara Paola un risveglio di ricordi, mia nonna mi raccontava le stesse cose della mia famiglia nel '900, il resto l'ho vissuto, ora noto un ritorno alla ricerca dell'usato nelle bancarelle e devo confessare che mi appassiona rovistare per cercare l'indumento particolare o diverso.
    Un bacio
    Giulia

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  7. Ciao Paola, scusa se arrivo in ritardo ma mi fermo conpiacere qui da te.Hai realizzato un bel post perchè i ricordi , nel leggere le tue parole sono più vivi che mai . Tempi belli per un verso , ma la povertà era tanta . Speriamo che la crisi economica non peggiori perchè si corre il rischio di rivedere tutto ciò che abbiamo già vissuto !
    Ti saluto caramente
    a presto
    Paola

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  8. Ciao Paoletta, un bacio e mi auguro tu sia in vacanza:-) Il post è molto bello, pur provenendo da una famiglia molto povera io fui fortunata perchè data in affidamento ad una facoltosa famiglia napoletana, che mi allevò e mi fece studiare:-) Oggi la moda degli indumenti usati è diventata quasi necessità per molti, per quanto mi riguarda amo le cose semplici e che devono piacermi al primo sguardo. Un abbraccio

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  9. Ciao Paola,bello questo post,è come sentire profumi e sensazioni lontane,ma incastonate nei nostri cuori.
    Grazie per le tue parole da me.
    Buona vita.
    Un grosso bacio.

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  10. X Anna

    Capisco benissimo... erano altri tempi ed era quasi un rito indossare gli abiti ormai divenuti piccoli dei fratelli/sorelle maggiori...
    Cmq ora lo si fa ugualmente... certo i capi sono di fattura diversa e quindi più accettabili...
    Ciao carissima Anna buon inizio settimana... un abbraccio e bacione a te e Co

    RispondiElimina

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